Staccare dalla scuola in estate: perché per un insegnante non è così semplice.
Finalmente agosto.
Le aule sono vuote.
Le riunioni sono lontane.
La sveglia non suona all’alba.
Non ci sono lezioni da preparare, verifiche da correggere, circolari da leggere.
Eppure staccare dalla scuola non è sempre così semplice.
Puoi essere al mare, in montagna, in viaggio o semplicemente sul divano di casa e accorgerti che una parte di te è ancora lì.
A scuola.
Ripensi a quell’alunno che hai salutato a giugno e ti chiedi come starà.
Ti torna in mente quella situazione con un genitore che avresti voluto gestire diversamente.
Ripensi a una collega, a una classe particolarmente difficile, a qualcosa che non sei riuscita a concludere come avresti voluto.
E poi, quasi senza accorgertene, cominci già a pensare a settembre.

Il corpo va in vacanza. La mente un po’ meno.
Credo che questa sia una delle fatiche meno raccontate del lavoro di chi insegna.
La scuola non è un lavoro che rimane facilmente dentro un orario.
Perché si lavora con le persone.
Con bambini e ragazzi.
Con le loro storie, le loro fragilità, i loro entusiasmi e qualche volta anche con le loro sofferenze.
E quando per mesi sei stata abituata a occuparti degli altri, non basta chiudere la porta dell’aula perché anche la mente comprenda immediatamente che può fermarsi.
A volte il corpo rallenta, mentre i pensieri continuano a correre.
“A settembre dovrò…”
C’è poi una frase che rischia di entrare troppo presto nelle vacanze di molti insegnanti:
“A settembre dovrò…”
Dovrò preparare.
Dovrò organizzare.
Dovrò affrontare quella situazione.
Dovrò capire quale classe avrò.
Dovrò ricominciare.
Settembre non è ancora arrivato, ma in qualche modo cominciamo già a viverlo.
E così rischiamo di utilizzare agosto non per recuperare energie, ma per anticipare mentalmente ciò che verrà.
Come se avessimo bisogno di essere sempre un passo avanti.

Riposare non significa soltanto non lavorare
Possiamo smettere di andare a scuola continuando però a portarci la scuola dentro per tutta l’estate.
Per questo credo che il vero riposo abbia bisogno di qualcosa in più.
Ha bisogno di presenza.
Essere davvero dove siamo.
Una passeggiata senza pensare a ciò che dovremo fare dopo.
Una cena senza controllare continuamente il telefono.
Un pomeriggio in cui non dobbiamo necessariamente “utilizzare bene il tempo”.
Una risata che non abbia nessuno scopo.
Un momento in cui possiamo semplicemente esserci.
Sembrano piccole cose.
Eppure è proprio attraverso queste piccole esperienze che possiamo ricordare a noi stessi una cosa fondamentale: prima di essere insegnanti, siamo persone.
Chi sei quando non sei “la maestra” o “il professore”?
È una domanda che mi piace molto.
Per gran parte dell’anno scolastico il ruolo occupa moltissimo spazio.
Siamo insegnanti, educatori, coordinatori, referenti, colleghi.
Ci occupiamo degli alunni.
Rispondiamo alle famiglie.
Partecipiamo alle riunioni.
Organizziamo, programmiamo, risolviamo.
Ma sotto tutti questi ruoli rimane una persona.
Con desideri, passioni, relazioni e bisogni che non hanno nulla a che vedere con la scuola.
L’estate può diventare allora qualcosa di più di una semplice pausa.
Può essere un’occasione per tornare a incontrare quella persona.
Forse non devi prepararti subito a settembre.
Agosto può facilmente trasformarsi nel mese del “prepararsi a ripartire”.
Io proverei a rovesciare la prospettiva.
Prima di prepararti a ripartire, concediti di arrivare davvero dove sei.
Qui.
Adesso.
Non hai bisogno di avere già tutto sotto controllo.
Non devi sapere oggi come affronterai ciò che arriverà tra qualche settimana.
Settembre avrà il suo tempo.
Questo è ancora il tuo.
Un piccolo esperimento per questi giorni
Prova a scegliere, ogni giorno, almeno 30 minuti nei quali la scuola non esiste.
Niente gruppi WhatsApp.
Niente registro elettronico.
Niente programmazione.
Niente pensieri volontariamente rivolti al prossimo anno.
Fai qualcosa che appartenga soltanto a te.
Cammina.
Respira.
Nuota.
Leggi.
Ridi.
Ascolta musica.
Guarda il cielo.
Oppure non fare assolutamente nulla.
E quando la mente tornerà a settembre — perché probabilmente lo farà — puoi semplicemente dirle:
“Non ancora. Adesso sono qui.”

Staccare dalla scuola significa anche ritornare a sé
Forse il vero significato delle vacanze non è dimenticare la scuola.
E nemmeno smettere di amare il proprio lavoro.
È ricordarsi che la nostra vita è più grande del nostro ruolo professionale.
Prendersi uno spazio non significa essere insegnanti meno appassionati.
Può significare esattamente il contrario.
Perché a settembre non tornerà in classe soltanto l’insegnante.
Tornerà la persona che quell’insegnante porta con sé ogni giorno.
E allora, prima di chiederti:
“Come voglio ripartire?”
forse in questi giorni puoi concederti una domanda ancora più semplice:
“Come voglio stare, qui e ora?”
La risposta non deve necessariamente arrivare.
Magari, per una volta, basta concedersi il tempo per ascoltarla.
Paolo Ricci
Maestro di Gioia

